La concentrazione: come stimolarla nei nostri centri estivi 2020 a Firenze

La concentrazione: come stimolarla nei nostri centri estivi 2020 a Firenze

Vi siete mai domandati se c’è un modo per aiutare e stimolare i vostri figli alla concentrazione? Avete mai pensato a cosa fare per aiutare vostri figli a svolgere i compiti a casa con meno fatica? Ecco vi sveliamo una cosa che forse non tutti sanno: lo sport migliora ANCHE la capacità di concentrazione. Aiuta a rivolgere l’attenzione in situazioni sempre diverse. Spesso in alcuni sport l’attenzione si deve spostare in pochi minuti pronti ad affrontare la nuova sfida. Per esempio nel tennis quando rispondi ad un tiro e ti prepari subito dopo per servizio vincente.  Tutto questo è possibile perché il movimento aumenta l’apporto di sangue al cervello e chiaramente anche nelle aree che interessano l’attenzione, l’apprendimento e la memoria. Quindi un cervello più nutrito e reagisce prontamente stabilendo nuove connessioni tra i neuroni. Ne deriva una mente lucida e brillante. Gli sport di squadra per esempio donano una flessibilità fisica e mentale che porta ad un aumento della capacità di adattarsi; aumenta la capacità di analisi. Gli sport all’aperto, grazie al clima e le condizioni ambientali, sviluppano la reattività e l’attitudine a fare scelte immediate. Lo skateboard per esempio è uno sport da praticarsi in strada e stimola a trovare l’ostacolo giusto per un trick e valutare in pochissimo tempo le possibilità di riuscita o di rischio. Stessa cosa per il Parkour. Oppure nel calcio o nel rugby si cerca il compagno nella posizione migliore per fare goal. Ecco perché nei nostri centri estivi a Firenze trovate i migliori sport insegnati in modo sicuro e stimolante ed ecco perché promuoviamo il movimento quale nutrimento fondamentale per uno sviluppo equilibrato e brillante.

L’arbitro: quella figura così importante ma un po’ ‘’indigesta’’

L’arbitro: quella figura così importante ma un po’ ‘’indigesta’’

L’arbitro è una delle figure più importanti di ciascuna partita o gara. Non sarebbe possibile portare a termine nessuna competizione se non ci fosse un arbitro o un giudice di gara. E’ la figura più discreta, eppure è la più criticata, soprattutto nel calcio. Non ci si accorge di lui se non in occasione di un fallo. L’arbitro è una persona preparata che svolge nel modo più professionale possibile il proprio ruolo ed essendo umano ha margine di errore. Come tutti del resto.

Invece quando si tratta dell’arbitro non si ammette nessuno sbaglio di valutazione. D’altro canto anche quando prende la decisione giusta nel rispetto delle regole del gioco, non è immune dalle critiche. Quindi si tratta proprio della posizione che occupa. Posizione scomoda che agli occhi delle squadre in gara, talvolta degli allenatori e soprattutto delle relative tifoserie sbaglia a prescindere. Uno dei maggiori difetti del genere umano è proprio il giudizio, la critica. Si cade spesso nella mancanza di rispetto di ciò che è diverso, un’opinione, un atteggiamento, una scelta. Anziché aprire la mente e valutare i vari motivi, ci si chiude nella presunzione pensando che l’unica opinione o visione possibile sia la propria.

Nello sport si innesca anche altro: l’attaccamento alla propria squadra e quindi la visione si limita ulteriormente perché si pensa che la propria squadra debba vincere a tutti i costi e che abbia sempre il comportamento giusto in campo rispetto all’avversario. Ecco che si cade nella critica e chi ne fa ampiamente le spese è proprio l’arbitro. Anziché affidarci alle sue capacità ed alla sua esperienza lo si attacca, in difesa solo della presunzione. L’arbitro è bravo solo quando dà ragione alla propria squadra….Eh no, non funziona proprio così. Nello sport è lampante anche quanto l’essere umano abbia perso nella vita il rispetto per le figure decisionali, la fiducia verso la competenza, l’accettazione dell’altro e del ‘’diverso’’.

Pochi sanno, però, che dietro una carriera arbitrale di successo c’è un percorso molto lungo, ci vogliono più di 10 anni di gavetta in partite di alto livello per diventare per esempio arbitro di serie A. Il percorso di formazione è fatto di grandi sacrifici e richiede doti mentali particolari. L’attitudine a prendere decisioni giuste in brevissimo tempo è uno degli elementi che giocano un ruolo fondamentale. Queste capacità non sono insite in ogni individuo, si possono potenziare e incrementare con l’impegno, ma non si creano da zero, o ce l’hai o non ce l’hai. Non si tratta di prendere decisioni affrettate dettate solo dal caso, ma si tratta della capacità di riuscire a vedere nel più breve tempo possibile tutte le variabili, valutare ogni sfaccettatura e fare la scelta migliore. Compito difficilissimo!

Gli adulti purtroppo sono diventati tuttologi in ogni campo e accecati dalla paura hanno la mente chiusa, non riescono a stare nella frustrazione ed accettare gli ostacoli.  Avere una propria opinione è fondamentale nella vita, non fraintendiamoci. Soprattutto quando deriva dall’esperienza. Ma ancor più fondamentale è accettare che, nonostante tutto, ogni situazione può essere valutata anche da più punti di vista e non esiste una visione assoluta delle cose. Per questo ci impegniamo affinché i bambini sviluppino più possibile delle capacità di valutazione. Attraverso tutti gli sport che proponiamo nei nostri centri estivi a Firenze, grazie agli istruttori competenti che collaborano con noi, tuteliamo e preserviamo le doti insite nei bambini che, incontaminate, non giudicano, elaborano e chissà  magari qualcuno di loro sarà un arbitro del domani.

 

Riflessioni su sport, gioco, bambini e famiglie

Riflessioni su sport, gioco, bambini e famiglie

Ogni scuola che collabora con noi e ogni nostro centro estivo a Firenze ci dà la possibilità di conoscere tante famiglie e bambini con caratteristiche, qualità e senso dell’umorismo differenti l’uno dall’altro. Ogni istruttore di Bimbi in Movimento ha così la possibilità di entrare in contatto con varie personalità, capirne le inclinazioni e le abitudini. E’ sempre interessante confrontarsi con le famiglie ma è proprio attraverso il nostro rapporto con i bambini che riusciamo a scoprire le sfumature dei modi di pensare e di reagire di tutta la famiglia. Ogni incontro ci porta alla scoperta di un mondo interiore. Attraverso l’insegnamento non agonistico di selezionate discipline sportive nei nostri centri estivi abbiamo la possibilità di capire che livello di rispetto, impegno e consapevolezza ogni bambino ha potuto sviluppare nella propria sfera personale (famiglia, amicizie, scuola ecc)

Uno dei valori che rappresenta nel modo migliore lo sport, di cui spesso parliamo, e che maggiormente trasmettiamo ai nostri ragazzi è il fair-play. Questo termine che nella lingua inglese può essere espresso nella sua chiarezza con sole due parole, nella nostra lingua invece include così tanti termini che non lo si può tradurre alla lettera. Questi sono: il rispetto (dell’avversario, delle sue capacità, dell’arbitro o giudice di gara, del proprio allenatore e dei  compagni di squadra), l’impegno (dare il massimo delle proprie capacità per uno scopo comune, non per la ribalta personale), consapevolezza (conoscere le proprie capacità, accettare i propri limiti, prendere atto delle capacità dell’avversario) e spirito del gioco (giocare non per il risultato ma per l’amore di quella specifica disciplina sportiva).

Nei bambini lo spirito del gioco è innato e puro fin dalla nascita. Ogni bambino gioca per quella splendida sensazione che solo la fantasia ed il piacere di giocare possono dare. Sono il giudizio e la competizione che si insinuano invece da adulti a contaminare questa visione nei bambini nella crescita, in tutte quelle realtà dove l’adulto mette in mezzo le proprie inclinazioni e necessità di ribalta. Ma non hanno niente a che fare con l’infanzia e l’adolescenza. Per questo puntiamo molto sul preservare le qualità insite nei bambini e trasmettiamo alle famiglie che entrano a far parte di  Bimbi in Movimento la necessità di lasciare intatta la dimensione ludica nella vita e soprattutto nello sport.

I genitori dovrebbero sempre camminare accanto ai bambini, ma senza interferire e lasciare che facciano la propria esperienza in ogni situazione. Affrontare una sconfitta o una delusione rafforza la propria personalità. La protezione limita.

Nello sport ancor di più i genitori dovrebbero solo godersi lo spettacolo. Quando si affida il proprio figlio ad una squadra o associazione sportiva, ci si affida alla preparazione di quell’istruttore o allenatore (salvo casi di seria mancanza di etica chiaramente). Lui è l’esperto in quella disciplina, perché ha studiato per quello. Per cui esultiamo insieme ai nostri bambini, sosteniamoli, incitiamo pure la squadra di appartenenza, ma senza intromissioni. Lasciamo da parte i nostri giudizi tecnici o addirittura tutte quelle polemiche incontrollate. Giocare è condivisione, socialità, divertimento.

Ai ragazzi viene insegnato il rispetto, verso gli avversari e l’arbitro. Valore che fa parte della vita stessa. Chiunque può sbagliare una valutazione ma qualsiasi errore non potrà mai essere di vita o di morte, né nello sport, né a scuola. L’essere umano è di per sé imperfetto e questo è anche il suo bello. Non cerchiamo la perfezione laddove non può esistere e cerchiamo di mantenere più possibile questa visione pura del gioco che i bambini hanno e fidiamoci delle capacità dei nostri ragazzi ed anche dei professionisti che li affiancano. Prendetevi il tempo per un po’ di leggerezza, non prendete tutto così sul serio, godetevi il momento. Ogni occasione nasconde un insegnamento e la propria bellezza. Anche la difficoltà è una buona opportunità per imparare.  E voi adulti quanto riuscite ad essere ancora bambini? Vi è mai capitato di aver esagerato in modo sconsiderato durante una competizione? Cosa avete provato e, onestamente, cosa avete imparato?

Diritto all’alimentazione: cibo adeguato e sano, non solo quantità

Diritto all’alimentazione: cibo adeguato e sano, non solo quantità

Nell’arco dei decenni l’idea generale di alimentazione e salute è sempre stata un po’ soggettiva. C’erano gli anni in cui mangiare in abbondanza era la migliore espressione della salute, senza tenere conto di cosa si mangiasse e che qualità avesse il cibo. C’erano gli anni dei prodotti in scatola che hanno invaso le case, ma nessuno si domandava come quel cibo riuscisse a conservarsi così a lungo. Potremmo elencare tante situazioni non proprio adeguate. Oggi grazie agli studi, le ricerche e l’evoluzione dell’essere umano, sappiamo  che l’alimentazione corretta è quella composta in modo bilanciato da vitamine, minerali, cereali, legumi, proteine e acqua. Ma il benessere e la salute sono accessibili a tutti e possibili solo grazie alla combinazione di attività sportiva e alimentazione corretta.

Bimbi in Movimento chiaramente punta molto su questo aspetto e in più occasioni abbiamo spiegato quanto lo sport possa contribuire alla salute generale dell’essere umano. L’attività sportiva per essere funzionale deve però procedere parallelamente ad uno stile di vita più sano possibile, altrimenti non sarebbe efficace. Nei nostri centri estivi a Firenze infatti diamo pari attenzione alle attività sportive proposte e ai pasti offerti, perché l’alimentazione condiziona sia il fisico che la mente. Per ottenere prestazioni efficaci in una disciplina sportiva oppure anche a scuola per esempio, dobbiamo avere una visione a 360° dello stile di vita.  Soprattutto quando si parla di bambini l’attenzione e la cura di tutti gli aspetti, deve essere estrema, per tutelare uno sviluppo equilibrato e sano.

Il Diritto all’alimentazione è riconosciuto a livello internazionale, ma è rispettato in pieno? Non intendiamo solo la quantità, ma anche qualità del cibo! La nostra Costituzione per esempio non riconosce espressamente il Diritto all’alimentazione, non esiste un articolo esplicitamente dedicato. Certo, il diritto alla vita, il diritto alla salute e il diritto al lavoro potrebbero essere utilizzati per tutelare il diritto a un’alimentazione adeguata. Ma non è la stessa cosa e crediamo sia fuorviante. Questa interpretazione impedisce una comprensione globale dell’approccio alla sicurezza alimentare basato sui diritti umani. L’opinione pubblica infatti non gli dà ancora l’importanza che dovrebbe.

Dovrebbe essere anche evidenziato in maniera più chiara il nesso che c’è tra il modo in cui produciamo e consumiamo il nostro cibo e la salute. Ricordiamo che la malnutrizione è la causa del 60% delle malattie non trasmissibili, il sovrappeso e l’obesità sono disturbi ancora tanto diffusi soprattutto in età pre-adolescneziale e adolescenziale.

Negli ultimi anni (fortunatamente) stiamo andando sempre di più verso la qualità, ci sono maggiori controlli, un buon numero di aziende sta andando verso il biologico e si sta riducendo l’utilizzo dei pesticidi. Ma il nostro sistema alimentare attuale non rispecchia ancora una società proprio salubre. Prendiamo ad esempio le mense scolastiche: un numero ancora troppo basso propone menu biologici ed a km zero. Invece proprio i nostri ragazzi hanno bisogno di crescere con l’esempio, di imparare fin da piccoli ad aver cura alla propria alimentazione, del proprio benessere psico-fisico. Si tratta di diritti umani.

Finché sul mercato ci sarà cibo di scarsa qualità e a buon mercato, finché il biologico avrà un costo non alla portata di tutti, la società non capirà e, anche volesse, non potrà riuscire a consumare solo prodotti sani ogni giorno. Si possono però fare piccoli passi, tutti insieme. Chi lavora nell’educazione e chi offre servizi per i bambini ha il dovere di dare il massimo possibile sotto tutti i punti di vista. E’ una responsabilità dalla quale non possiamo ritirarci. Ognuno di noi può contribuire al cambiamento ed al miglioramento. Basta iniziare a portare l’attenzione adeguata a questo nostro diritto, rifiutarci di alimentarci solo per l’azione di cibarsi ma mangiamo per nutrire il nostro corpo e la nostra mente. Consumiamo prodotti di stagione e meglio ancora del contadino più vicino. Anche se non fosse biologico è sicuramente di qualità migliore rispetto a quello industriale. Piano piano gli agricoltori più piccoli acquisiranno maggiore importanza e diventeranno più competitivi ed il cibo di qualità diventerà alla portata di tutti.

E voi, che importanza date alla vostra alimentazione?

Parliamo di regole: come le vivono i bambini?

Parliamo di regole: come le vivono i bambini?

Chiunque sia genitore o abbia anche una piccola esperienza con i bambini e le famiglie, conosce bene l’importanza delle regole e quanto in alcune circostanze non siano ben accettate e interiorizzate.

Ma perché?

Una regola non è altro che una buona abitudine, come sosteneva anche il filosofo Ludwig Wittgenstein.

E anche Maria Montessori nel suo sostenere la libertà di espressione specificava che essa dovesse comunque manifestarsi all’interno di una regola. Infatti nelle scuole Montessoriane la maestra accompagna con attività strutturate ma non imposte e il bambino trova la sua strada;  la maestra propone e il bambino sceglie; l’insegnante spiega e il bambino sperimenta. Non è raro vedere in queste scuole una classe che  in modo naturale esterna elementi che altrove si fatica ad avere: il silenzio, l’ordine e la concentrazione. E’ quindi tutta una questione di modalità.

Forse spesso fa paura agli adulti confrontarsi con bambini consapevoli di ciò che vogliono, forse per alcuni è troppo difficile. Chiaramente ogni individuo ha la propria personalità e fin da piccoli questa si manifesterà in modo forte.  Ma se l’adulto non sa accettare questo o non è preparato,  ottiene solo un irrigidimento. L’adulto si immerge nel ruolo autoritario dove non vi è possibilità di scelta o di valutazione ed ecco che una regola, seppur buona importante e giusta, viene trasmessa in modo brusco e non viene recepita né accettata dal bambino.

Noi di Bimbi in Movimento abbiamo questa grande opportunità di vivere a contatto con i bambini ed i ragazzi  sia nei centri estivi 2020 a Firenze sia nelle scuole e siamo fermamente convinti che l’ascolto, l’accoglienza, il rispetto e la pazienza siano alla base di ogni rapporto umano. Non si trovano ostacoli davanti se esterniamo queste qualità. La comunicazione è determinante in ogni relazione, soprattutto quando si vuole trasmettere delle regole nel modo migliore. Solo in questo modo esse verranno rispettate e messe in pratica in modo completamente naturale.

Come nella vita anche nel gioco funziona esattamente allo stesso modo. Per trasmettere le regole ed i valori di uno sport, di appartenenza alla squadra, di attenzione verso i compagni servono solo: l’ascolto, l’esempio e l’autorevolezza. Tutto il resto non funziona.