Perché la Psicomotricità….?

Perché la Psicomotricità….?

Che cos’è la psicomotricità?

Non è semplice dare una definizione alla psicomotricità, in quanto non è una semplice tecnica di educazione motoria ed inoltre non possiede ancora tutti i requisiti di una vera e propria scienza.

Può accadere quindi, purtroppo, che alcune volte essa venga adottata impropriamente come nuova attività didattica dagli scopi non ben definiti; oppure quale metodologia d’intervento capace di “curare ogni male”.

Possiamo quindi definire la psicomotricità come una strategia, un metodo d’intervento che mira al raggiungimento di un apprendimento più stabile ed allo sviluppo psicofisico ed emotivo del bambino.

Quali sono gli strumenti della psicomotricità?

L’osservazione del bambino, l’ascolto dei suoi bisogni, il gioco.  Nella lezione di psicomotricità la comunicazione gioca dunque un ruolo fondamentale, al pari del movimento. Movimento che durante il gioco è libera espressione del bambino.

La psicomotricità riguarda tutte le fasi dello sviluppo del bambino, contribuisce allo sviluppo della personalità ed al modo di rapportarsi con gli altri e con il mondo che circonda il piccolo. Influenza perciò ogni esperienza di apprendimento. L’intervento psicomotorio ricopre un ruolo importantissimo nei momenti in cui i processi di sviluppo del bambino sono particolarmente complessi ed intensi. Con esso infatti è possibile adottare un tipo di educazione che mira all’unità tra funzioni corporee e funzioni cognitive ed affettive.

La psicomotricità per Bimbi in Movimento

Per tutti i benefici che abbiamo appena visto, la nostra associazione ha inserito la psicomotricità all’interno dei programmi dei propri centri estivi a Firenze ed anche tra le attività proposte per le scuole. Crediamo infatti che attraverso l’utilizzo di questa metodologia si possa svolgere un’attività divertente e sicura, che contribuirà al completo e corretto sviluppo psicofisico dei bambini.

 

Il fair play nello sport giovanile

Il fair play nello sport giovanile

Cosa è il fair play? E perché è importante insegnarlo anche e soprattutto nello sport giovanile?

 

Il significato di fair play

Possiamo tradurre il termine “fair play” con “gioco corretto”, ed il suo significato è racchiuso in una serie di norme e comportamenti che volgono al rispetto delle regole, degli avversari, e di tutti i partecipanti al gioco, compresi se stessi.

Possiamo dire che questi valori dovrebbero essere alla base dell’educazione di ogni sportivo, e che dovrebbero essere insegnai fin dalla piccola età. In questo modo, infatti, i bambini possono imparare e far loro i concetti di rispetto, lealtà, amicizia.

Insegnare il gioco corretto fin da bambini

Un genitore, quando affida il proprio figlio ad un allenatore od operatore sportivo, che sia la scuola calcio o il centro estivo, dovrebbe aspettarsi non solo che il figlio faccia movimento e si diverta, ma anche che impari e faccia suoi i valori dello sport, che capisca, quindi, cos’è il “gioco corretto”.

In questo modo lo sport diventa, assieme alla scuola ed alla famiglia, una colonna portante per l’educazione del bambino.

Il fair play è una potente arma contro la violenza, e le discriminazioni di ogni genere. Come abbiamo visto in un nostro precedente articolo, proprio grazie al “gioco corretto”, lo sport ha un ruolo importante nella lotta al razzismo.

Il fair play è quindi un criterio guida al quale deve essere attribuita la massima priorità da chiunque, direttamente o indirettamente, favorisca e promuova esperienze sportive per i bambini e ragazzi. Se infatti, ad un bambino si insegna che conta solo vincere, e che le regole possono essere infrante, non solo diventerà uno sportivo scorretto, ma probabilmente anche un adulto sleale. Al contrario, sarà probabile che chi da piccolo ha fatto suoi i valori positivi dello sport, anche da grande sarà una persona corretta, educata ed altruista.

 

 

 

 

 

Come scegliere lo sport per il tuo bambino

Come scegliere lo sport per il tuo bambino

E’ arrivato settembre, che da sempre per i bambini simboleggia l’inizio della scuola ed il ritorno a fare sport dopo la pausa estiva. In questo mese, solitamente, molti genitori portano i propri figli a provare diversi sport ed attività fisiche, per poi scegliere quella che ritengono più adatta a loro figlio. Come fare, però, per scegliere lo sport più adatto per il proprio bambino?

 

Iniziamo col dire che questo 2020 è stato un anno particolare, con molte complicanze dovute all’emergenza sanitaria per il covid-19: non sappiamo ancora con precisione e certezza con quali modalità riprenderà l’attività scolastica, e questo vale anche per il mondo dello sport. In estate abbiamo visto come le modalità di svolgimento delle pratiche motorie e sportive, all’interno dei centri estivi, sia stata modificata ed adattata per rispettare le normative e direttive attualmente in essere. Questo probabilmente influenzerà anche lo svolgimento delle attività sportive. Sarà quindi possibile che alcune discipline si svolgeranno in modo in parte diverso dal passato, ma questo non dovrebbe influire sulla scelta di uno sport piuttosto che di un altro.

Quindi, cosa dovrebbe valutare un genitore prima di scegliere dove iscrivere il proprio figlio?

Divertimento

Questa deve essere la prima parola in cima alla nostra “lista”. Il bambino quando va a praticare uno sport, qualunque esso sia, deve divertirsi. Se il bambino si diverte sarà più motivato nella pratica sportiva, andrà volentieri agli allenamenti e trarrà grandi benefici a livello psicofisico. Al contrario, se si annoierà ed andrà a fare sport controvoglia, gli allenamenti si tradurranno in una perdita di tempo.

Non imporre le proprie scelte o preferenze

Questo aspetto è molto importante, spesso i genitori infatti iscrivono ad un determinato sport i propri figli per scelta personale, ma non sempre questa si rivela una scelta giusta. Infatti forzando un bambino nella pratica di una determinata disciplina si rischia di ottenere una reazione di “rigetto”, che potrebbe portare poi all’abbandono dello sport.

Perciò ascoltiamo i bambini, chiediamo loro da quali sport sono interessati e portiamoli a provare, spesso infatti le associazioni e società sportive danno la possibilità di fare delle lezioni od allenamenti di prova gratuita.

 

 

 

 

Operatore Sportivo e Bambini

Operatore Sportivo e Bambini

Quanto è importante il ruolo dell’operatore sportivo nella crescita dei bambini? E quali sono le caratteristiche che dovrebbe avere?

 

 

Chi entra a contatto con i bambini gioca un ruolo determinante nella loro crescita.

La figura dell’allenatore sportivo, come quella dell’operatore di centri estivi, (di cui abbiamo parlato in un nostro precedente articolo), è per i bambini un punto di riferimento. Sarà fondamentale quindi che chi ricopre questo ruolo possegga tutti i requisiti necessari, partendo dai brevetti sportivi per allenatore delle varie discipline insegnate, fino ad arrivare alla laurea in scienze motorie. Certo, il titolo di studio non garantisce serietà e professionalità, ma quantomeno certifica che chi entra a contatto con i bambini abbia ricevuto un’adeguata formazione.

L’allenatore, specie quando opera con i più piccoli, ricopre un ruolo centrale come guida e sostegno del giovane, non solo sotto l’aspetto dello sviluppo fisico e motorio, ma anche sotto quello psicologico. Per questi motivi l’operatore dovrà essere sempre un esempio positivo, insegnando ai bambini il vero significato di fairplay, di collaborazione e rispetto dei compagni di pratica sportiva.

Un allenatore efficace, quindi, dovrebbe essere in grado di:

 

  • insegnare il determinato sport e le rispettive regole
  • far migliorare a livello motorio il praticante
  • trasmettere la passione per lo sport ed il movimento
  • garantire una pratica dell’attività sportiva sicura ed allo stesso tempo divertente 
  • motivare i bambini a migliorarsi
  • comprendere le necessità (ognuna diversa) dei singoli bambini
  • saper ascoltare i praticanti
  • essere un modello positivo da poter prendere ad esempio
Meglio gli sport individuali o quelli di squadra?

Meglio gli sport individuali o quelli di squadra?

Spesso e volentieri i bambini scelgono di praticare uno sport perché già svolto da altri amici. Questo non esclude che ci siano invece scelte mirate ad una certa disciplina che affascina il bimbo più di altre. Quello che è certo, comunque, è che i bambini svolgeranno più volentieri attività divertenti e che li sappiano coinvolgere a pieno, che siano questi sport individuali o di squadra.

Oltre all’aspetto del divertimento, lo sport gioca un ruolo importantissimo nello sviluppo psicofisico dei bambini. Ogni sport però ha delle caratteristiche ben specifiche, ed una grande distinzione possiamo farla proprio tra sport individuali e di squadra. Come scegliere quindi lo sport più adatto al nostro bambino? Vediamo insieme quali sono i vantaggi e gli svantaggi di queste due categorie di sport, per poter capire quale sia la più idonea al nostro bambino.

 

Sport Individuali

Il bambino nello sport singolo è al centro dell’attività, così come lo sono le sue competenze: obiettivo suo e quello dell’allenatore sarà dunque lavorare per migliorarle. Il ragazzo impara anche a cavarsela da solo: in un momento di difficoltà il bambino non ha compagni su cui appoggiarsi e dovrà fare affidamento sulle proprie capacità. Questo è sicuramente un grande vantaggio di questa tipologia di sport.

Un altro pro dello sport individuale è la mancanza di competizione nel gruppo: anche se l’attività viene praticata in piccoli gruppetti, ognuno gioca comunque per conto proprio e non ci sarà la prevaricazione di un soggetto sull’altro. Non c’è dunque gerarchia, perciò ognuno prosegue sulla sua strada e compie il proprio percorso di crescita.

Il fatto che manchi competizione all’interno del gruppo, però, può giocare anche un ruolo sfavorevole: l’assenza di competizione e l’individualità possono essere visti come una mancanza di stimoli per il bambino, che non confrontandosi con i compagni potrebbe non essere spronato a migliorarsi.

 

Sport di Squadra

Il vantaggio più grande dello sport di squadra è sicuramente la creazione ed il consolidamento di un gruppo, con il  bambino che dunque impara a lavorare in gruppo, confrontarsi con gli altri e fidandosi dei propri compagni.

A quanto appena detto si collega il secondo pro dello sport di squadra: la cooperazione. Un gruppo e una squadra infatti non sono niente senza il lavoro collettivo dei propri membri. Negli sport di squadra un ragazzo non gioca per se stesso; ed il proprio talento dovrà essere utile al gruppo per raggiungere un determinato obiettivo.

Un aspetto negativo dello sport di squadra però potrebbe essere legato proprio al gruppo: in esso, soprattutto se numeroso, potrebbe fuoriuscire di più la personalità di alcuni bambini, mentre altri rischiano di essere emarginati, magari a causa della troppa timidezza o insicurezza.

Sulla scia del fattore personalità emerge un secondo aspetto negativo: nello sport di squadra, infatti, possono nascere conflitti tra i membri del gruppo. La grossa competizione, il giocarsi il posto in squadra, o soltanto le semplici antipatie possono creare scontri tra i ragazzi.