Lo sport ai tempi del covid

da | Gen 13, 2021 | blog | 0 commenti

Problematiche, soluzioni, opportunità dopo il lockdown, totale o parziale, che abbiamo o stiamo vivendo. Qual è il nostro dovere di allenatore/educatori? Trovare soluzioni!

In 14 anni di centri estivi multi-sportivi con la mia attività ho avuto forse 3 fratture “al legno verde”. Parliamo di circa 600-1.000 presenze a estate. Post lockdown, con gli stessi numeri, sempre proposte multisport, in 3 mesi abbiamo avuto 4 fratture, di cui 3 polsi e un dito… e non erano permessi i contatti!

Riconduco la problematica al fatto che per 3 mesi i nostri bambini/ragazzi sono stati per la maggior parte in casa. A fare cosa? Probabilmente, davanti alla TV o con cellulari e play station. Che sono una grande opportunità! Ma al pari un pericolo nel vero senso della parola. Anche perché i bambini fanno poco sport, ma veramente poco!

I valori dello sport

Prima di arrivare all’importanza che come allenatori ed educatori abbiamo in questo specifico momento, riporto una statistica dell’Organizzazione Mondiale della Salute, che ancora oggi vede nelle cardiopatie e negli ictus ischemici la causa principale di decessi. In una percentuale stimata sempre dall’OMS nel 2016 molto significativa, la maggioranza della popolazione, circa l’88%, appartiene a paesi ad alto reddito. Secondo gli studi del Ministero della Salute, tali malattie/problematiche sono in gran parte prevenibili, in quanto si riconoscono, accanto a fattori di rischio non modificabili (età, sesso e familiarità), anche altri modificabili, legati a comportamenti e stili di vita (fumo, consumo di alcol, scorretta alimentazione, sedentarietà), spesso a loro volta causa di diabete, obesità, ipercolesterolemia e ipertensione arteriosa.

In modo meno scientifico, si può evidenziare come l’attività motoria dei millenial sia drasticamente calata. Se pensiamo al numero di ore che un bambino negli anni Ottanta o Novanta trascorreva giocando ai giardini, negli oratori, nei cortili con attività destrutturate e la rapportiamo alle 2 volte, massimo 3 di oggi (in forma tra l’altro strutturata) parliamo di un monte di ore enormemente inferiore. Mi sono divertito a contarle in modo empirico, ma credo di non essere andato molto lontano. Il rapporto è di 1 a 5 circa: 100-150 ore attuali contro le 500-600 di allora.

È chiaro che lo sport (non agonistico) avvicini a uno stile di vita salutare, quindi va da sé l’importanza che i nostri bambini/ragazzi acquisiscano la buona norma di praticarlo regolarmente unendo (ancora meglio) all’attività sportiva più ore di gioco/movimento. Questo è opportuno per loro e per tutta la nostra rete sociale: inevitabilmente nel futuro avremo un impatto ancor maggiore sul nostro sistema sanitario.

Un ulteriore punto è la capacità unica dello sport, di qualsiasi sport praticato (meglio se più di uno), di veicolare le famose life skills, le competenze per la vita. Le capacità di vita sono tutte quelle abilità richieste quotidianamente: il senso di auto-efficacia, la gestione delle emozioni, l’empatia, la tolleranza verso se stessi e gli altri, la capacità di competere, gestione dello stress, senso critico, autoconsapevolezza, relazioni interpersonali, resilienza…Un allenatore deve tenere prima di tutto in mente queste due componenti: sport-stile di vita salutare e sport-strumento acquisizione life skills. Il suo ruolo è cruciale. Deve essere consapevole e responsabile della sua enorme importanza nella vita di un bambino.

Sì! Lo so! Per quelle 5-6 ore a settimana, lo so…ma a maggior ragione!

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