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    Lo sport migliora i nostri bambini

    11 Luglio 2019

11 Luglio 2019

Lo sport migliora i nostri bambini

Uno dei goal dei nostri centri estivi 2019 a Firenze

Varie teorie economiche legate ad alcuni fattori della percezione studiati in psicologia, sostengono che la crisi e la recessione nei paesi più avanzati abbia fra le cause principali il benessere prolungato. Il benessere rallenterebbe la spinta motivazionale a conseguire nuovi traguardi. I livelli di sforzo, di disagio e di fatica sono regolati da meccanismi cognitivi. Questi livelli sono influenzati in senso culturale. Nella mia breve esperienza di vita in Costa d’Avorio i bambini andavano a scuola a piedi percorrendo anche 4-5 km tutte le mattine, chiedendo ai genitori la distanza percepita era vicina: “La scuola è qui vicino” dicevano. Per un abitante di una nostra città l’edicola a un km è lontana.

Per le stesse donne ivoriane portare carichi sulla testa di 10 kg è leggero, per noi portare 2 sacchi della spesa per qualche centinaio di metri è quasi insostenibile. Per un mio istruttore qualificato lavorare per una giornata per 70 euro talvolta non vale la pena, per un immigrato che abita nella stessa città magari è quello che guadagna in due giorni. È come se oggi ci aspettassimo di fare meno sforzo rispetto al passato o ad altre culture per raggiungere gli stessi obiettivi.

Non passa giorno in cui non siamo bombardati a livello pubblicitario con spot che reclamizzano quel farmaco per il mal di schiena, piuttosto che quello per il mal di testa. Tutto questo per inculcare l’idea della fragilità o di dover evitare qualsiasi forma di disagio. Il dolore, la tolleranza al disagio sono un dato di fatto su cui non esiste il minimo margine di controllo.

A tutti gli effetti esiste un “effetto apprendimento” nella percezione della fatica e della tolleranza al disagio come dimostrato da studi provenienti dall’Università di Verona su sportivi provenienti dall’endurance. Di fatto gli sportivi più esperti hanno capacità più sviluppate di gestione della tolleranza al dolore.

Ogni anno nella decennale esperienza di Bimbi in Movimento tra progetti nelle scuole e centri estivi mi accorgo che il bagaglio motorio dei bambini è sempre meno sviluppato così come le capacità di mettersi in gioco, di provare ed impegnarsi a raggiungere un obiettivo che può essere semplicemente allenarsi per riuscire in un trick con lo skate, saltare un ostacolo con il parkour, riuscire ad aprire gli occhi sotto l’acqua in piscina, fare un canestro a basket…

Ecco perché anche quest’anno i nostri centri estivi 2019 si pongono l’obiettivo di educare i bambini allo sport, al divertimento nello sport per diventare poi degli “sportivi esperti” capaci di avere auto-controllo, capaci di tollerare il disagio di non riuscire in qualcosa per impegnarsi e per poi ottenerlo! Senza essere necessariamente il migliore ma essere migliore rispetto a se stesso.

Tutti questi aspetti non sono utili nella vita dei nostri figli?